Alizarina, io ero tra color che son sospesi

Anno 2020

Alizarina, io ero tra color che son sospesi di Gaia Bellini

Il fil rouge che seguo con il progetto Alizarina si perde nella notte dei tempi, quando gli uomini di cui abbiamo perso memoria riconoscevano il grandissimo valore simbolico e spirituale del colore, e nel rosso il sangue che sostiene la vita ed affidandogli il compito - costruendo grandi tombe di pigmento ocra - di accompagnare l'uomo nel misterioso viaggio al di là di essa.

Le nostre città, lo sappiamo - ce lo ricorda con estrema poesia Calvino - sono diventate insostenibili, per questo sentiamo il bisogno creare città della mente, immaginarie, sospese.
La mia città è fatta di un'intricata rete di radici sotterranee del nostro territorio, che nell'interrelazione alchemica - in questo caso materiale - del "così sotto così sopra", mi ricorda le intricate relazioni della specie umana, le interrelazioni, e l'ecosistema di cui tutti facciano intrinsecamente parte.

Una rete rossa di vita, che se velatamente vorrebbe - con il linguaggio dell'arte contemporanea - smuovere una coscienza ecologica dando un'identità alle erbacce e tramite questo indagare nel piccolo empatizzare e capire l'importanza di ciò che non è prettamente uomo; formalmente va ad interagire con le infinite possibilità cromatiche di questa unica specie - la Rubia tinctorum - palesando la ricchezza della diversità. La stessa che rende la terra, così instancabile e meravigliosa nella sua impermanenza, viva e vivibile.

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