L’incontro dei 12 soli

Anno 2021

L’incontro dei 12 soli di Los Bolezùmme

A) Le origini del progetto

Il fuoco rappresenta e ha rappresentato sin dalla sua scoperta uno speciale elemento per consacrare e creare rituali religiosi, in ogni dove, sin da quando l’uomo primitivo vedeva accorciarsi i tempi di luce e, terrorizzato, lo accendeva cercando di ingraziarsi le divinità; molti dei riti legati al fuoco si possono ricondurre al solstizio d’inverno. Tra le varie tradizioni perpetuate fino ad oggi (ed ancora praticate), ne abbiamo scelto una specifica, legata ad un luogo speciale: il borgo di Apricale.

Quando arrivi ad Apricale una parte di te ci resta in eterno, tra la natura e le case di pietra di questi luoghi antichi nell'entroterra di Ventimiglia… Qui, ma anche in molti altri borghi vicini come Baiardo, Dolceacqua, Isolabona, Perinaldo, Pigna e Vallebona, si usa accendere il fuoco in piazza il giorno della vigilia e mantenerlo acceso durante tutte le feste del Natale.
Non sappiamo se la tradizione sia più legata al Ceppo di Natale o al Fuoco Bambino, perché ogni paesino ha una storia diversa. Di sicuro il rito del fuoco deriva da molto più lontano, come dicevamo inizialmente. In alcuni luoghi, come Dolceacqua, si fanno più fuochi rionali. Ad Apricale, recentemente, il fuoco resta vivo anche fino a metà febbraio.
Il fuoco acceso, giorno e notte, diventa per il paese un punto di ritrovo, tutti lo possono alimentare e non si deve spegnere, almeno fino all'epifania (12 giorni/soli, come i mesi dell'anno). Con il tempo è diventato parte del folklore di alcuni paesi, con l'organizzazione di concorsi e festival specifici.

Da una chiacchierata con Marco, nato ad Apricale nel 1954, che ha vissuto il passaggio dal medio evo (capre, muli, agricoltura, baratti, superstizioni, streghe) al terzo millennio:

“Il fuoco, in questa piazza, c'è sempre stato.
Nel pomeriggio del 24 dicembre si iniziava, verso le tre o le quattro, spesso partiva mio zio con qualche scatola di cartone, o chi si trovava lì per primo. In piazzetta la gente portava un po' di legna, libri e mobili vecchi. Quando ero ragazzo, negli anni 60, si andava per scherzo a rubare la legna a chi non voleva darla. E qualcuno se la andava anche a riprendere!
I vecchi si sedevano sui gradini e stavano sempre lì a parlare e a guardare il fuoco.
Pipu deu Bernardin, un contadino, prendeva i tizzoni ardenti con le dita per accendersi la sigaretta o la pipa.
All'inizio si chiamava Foegu deu Bambin ed era solo per la Vigilia, col tempo è diventato sempre di più una festa, si sono allungati i giorni. Resta acceso sempre per tutti i giorni del Natale e a volte anche fino a metà febbraio.
C'è anche un giorno in cui si fa "la salsicciata" e il fuoco si usa per grigliare. Quel giorno anche vegani e vegetariani si sentono di fare uno sgarro!
Il fuoco in questa piazza, che la gente ricordi, c'è sempre stato, a parte negli anni della guerra.
Anche in molti paesini qui intorno lo fanno.
Con la pandemia, è il primo anno in cui la piazza è senza fuoco."

Maggiori informazioni si possono trovare sul libro "I cerchio del tempo- Le tradizioni popolari dei liguri" di Paolo Giardelli o contattando i singoli comuni del ponente ligure.

B) Il processo creativo:
L’idea - Il fuoco come elemento da tenere vivo, alimentare, elemento che ha potere di trasmutare i materiali e che viene “partecipato” da una collettività. Siamo partite da qui per ragionare su un’opera che fosse “partecipata” e prodotta con diversi interventi (come accade nel corso del rito del paese) e che riportasse questo potere trasformativo del fuoco.

C) Il progetto
Facendo una “fotografia” su una scena tipica del momento celebrativo intorno al fuoco è partita la nostra immersione creativa… Dividere un’immagine esemplificativa in 12 parti uguali (come la durata dell’evento, 12 giorni di fuoco, 12 soli appunto). Abbiamo realizzato delle “cornici” in cui giocare con diverse tecniche (collage, pittura ad olio, immersione di fogli di carta in olio di lino, matita, carboncino…) che dessero l’idea del cambiamento e il calore del rito, che si perpetua da secoli in un tessuto dal sapore antico e nuovo allo stesso tempo, unendo diverse generazioni.

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