L’Orso

Anno 2021

L’Orso di Omar Cheikh


Ogni anno a Teana (PZ) si svolge una parata di maschere grottesche e insolite: due sposi, quattro carabinieri, un prete, un giudice, due medici, un orso e un mendicante.
C’è poi Quaremma, tutta vestita di nero, che piange suo marito Carnevale, un povero contadino ormai perso nei fumi dell’alcol che viene trascinato, barcollante, da due carabinieri.

Nessuno parla per non essere riconosciuto; l’unico a pronunciare una parola - sempre la stessa - è il mendicante che cammina sostenuto da un bastone e racimola denari e cibo in una sacca di iuta.

Il percorso del corteo parte dai boschi e attraversa tutto il paese fino alla piazza centrale. Qui viene messo in scena il processo in cui Carnevale, uomo simbolo della dissolutezza e allegoria dell’abbondanza e del vizio, viene condannato e fucilato di fronte a tutta la comunità.

Reputando singolare la tipologia di maschere e l’evidente analogia tra questa rappresentazione popolare e quella della via crucis cristiana, ho iniziato un processo di ricerca e documentazione ritrovandomi dopo poco a dover fare i conti con l’insolita figura dell'orso, una sagoma scura e silenziosa che incede brandendo il 'munnolo', strumento di origine contadina utilizzato dalle massaie per pulire il forno prima della cottura del pane.

L’orso è costantemente seguito da due gendarmi che lo braccano e tengono incatenato e procede spaventando e benedicendo saltuariamente con il suo bastone chiunque assiste alla parata.
Attraverso il disegno ho cercato di indagare queste ultime tre figure, cercando di tratteggiare i confini del loro rapporto di strana subordinazione che si ribalta, durante la fucilazione, a favore dell’orso.

Ormai libero l’animale riesce a prendere il corpo di Carnevale e portarlo verso il bosco, lontano dagli uomini, là dove è iniziato il suo percorso.

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