Strazzavisazz

Anno 2019

Strazzavisazz di Giuseppe Doronzo e Pino Basile

La composizione Strazzavisazz, è stata scritta nel 2019 dal musicista e compositore Giuseppe Doronzo per il duo internazionale Aterraterr, composto dallo stesso al sax baritono e dal percussionista Pino Basile al cupaphon (set di tamburi a frizione intonati ideato dallo stesso) e tamburello.

La composizione Strazzavisazz è ispirata all'omonimo grano antico dell’Italia meridionale chiamato anche 'Perciasacchi' (buca sacchi). Il brano è stato composto traendo ispirazione antropologica e sonora dai libri La Memoria che resta (G.Rinaldi, P. Sobrero) e Sud e Magia (E. De Martino).

Strazzavisazz racconta della vita di una famiglia di agricoltori che lavora nei campi durante il secolo scorso in Puglia. La musica e il ritmo sono una traslazione dalla forma dialettica di lamenti e tormenti, talvolta impliciti, talvolta sarcastici dei protagonisti. Il linguaggio intreccia l’improvvisazione libera con texture ritmiche e melodiche (tonali e microtonali), utilizzando un organico strumentale inusuale come il sax baritono, tamburello e cupaphon. Trance, inquietudine e riflessione sono tre parole cardini di questo lavoro. L’equilibrio tra ancestrale e moderno quindi si compie con un gesto artistico che approccia materiali e suoni di una cultura antica con lo spirito ed il pensiero della nostra contemporaneità.

Il progetto Aterraterr è stato definito come un equilibrio possibile tra ancestrale e moderno (jazz convention).
I paesaggi sonori sono ispirati alle aree geografiche e rurali della Puglia, un mix di minimalismo contadino e tracce di rituali passati di origine mediterranea.
Il linguaggio che usano è ispirato dal suono della materia dei loro strumenti, a fiato e a percussione, di antiche origini ma non solo.

L’organico strumentale è costituito da strumenti di varie tradizioni musicali, sax baritono, ney anban (zampogna iraniana), cupaphon (evoluzione delle cupa cupe pugliesi), tamburelli e bubbù (flauto globulare di origine appulo lucana).

I due musicisti utilizzano anche strumenti 'effimeri' costruiti spesso per l’occasione, e 'precari', nati cioè dall'artigianato antico e 'manipolati' in maniera acustica e altrettanto artigianale, costruendo un contenitore sonoro, dove gli incastri timbrici si muovono secondo traiettorie trasversali e l'intreccio delle melodie dei fiati e delle percussioni intonate crea i presupposti per un gioco di frasi sempre fluido e intrigante.

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