Animalia

Anno 2018-2021

Animalia di Lucrezia Testa Iannilli

Le radici risiedono nell’essere e nel ruolo vernacolare che in esso ha giocato e gioca tutt’ora la magia. O meglio il pensiero magico, che non si pone affatto il problema di chi lo applica, ma di presenziare alla vita e ai suoi riti. Dall’alba dei tempi superstiziosi a oggi questo pensiero si proietta in un futuro dall’estetica meta-mitologica.

Le radici popolari che si formano sulla vecchia religione presente in tutto il territorio italiano con buona parte al centro-sud, sono da sempre radicate nel simbolismo animale che si fa ponte fra tradizione e sovrannaturale.

La funzione animale assume nell’immaginario archetipico legato alle credenze ancestrali la forma di guardiano di una "soglia". Nell’unione con l’essere umano si discerne tutta la complessità di un rapporto che ha assunto numerosissime forme nel folklore, nelle festività e nel mito delle culture e tradizioni italiche. Le metamorfosi temporanee degli dèi, la lupa di Romolo e Remo, le fiere della Divina Commedia di Dante, le fiabe a noi più comuni e molte attestazioni nei proverbi italiani, sono alcuni esempi.

Gli animali conservavano un significato simbolico importantissimo nella cultura antropocentrica. Così le tradizioni magico-filosofiche che ne hanno fatto uso allegorico per esprimere concetti iniziatici per entrare in contatto con il divino. Tradizioni e miti che nascono dal desiderio di ristabilire armonia con la natura e dalla volontà di evasione dalla realtà. La connessione con l’equilibrio cosmico diviene nel nostro rito tradizionale una comunanza fra esseri umani e animali all’interno di una dimensione senza tempo e senza spazio.

L’arte (che ci sopravvive), osserva elabora e poi continua a raccontare della cultura magica e del messaggio alchemico. Le opere, la tensione del gesto e la visione hanno il compito di tramandare e farsi canale fra il mondo del visibile e quello dell’invisibile.

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