Civitates Barbariae

Anno 2019 - 2020

Civitates Barbariae di Ilienses


‘Civitates Barbariae’ è un disco autoprodotto, pubblicato dalla ILI Music degli stessi autori Mauro Medde e Natascia Talloru. Contiene 7 brani inediti + 1 ghost track disponibile solamente sul disco fisico (complessivamente circa 50 minuti di musica), tutti scritti e composti da Mauro Medde e Natascia Talloru.

Il soggetto è la Barbagia, come territorio, come cultura e come popolo. La musica Ilienses trasporta l’ascoltatore all’interno di un mondo che racconta, attraverso i suoni e la narrazione, la vita delle tribù di sardi dimenticati, riportando alla memoria fatti storici drammatici e significativi. Ne esalta il loro orgoglio, la loro forza ma anche la loro fragilità davanti alle sconfitte impartite dall’insediamento degli invasori che arrivavano dal mare.

‘Civitates Barbariae’ è una colonna sonora immaginaria che narra di un grande popolo con una marcata spiritualità e attaccamento alla terra, ma al contempo ne fa emergere le divisioni interne e le lotte circoscritte agli stessi confini territoriali.

E’ l’essenza della nostra storia e del carattere della Sardegna raccontata in musica, attraverso l’utilizzo degli strumenti tradizionali di Gavoi (tumbarinos, pipiolos, tumborro, corno, triangulu), dei campanacci di Tonara e delle voci gutturali del canto a tenore.

Le origini dei due autori, Gavoi e Tonara, si fondono non solo nella ricerca sonora degli strumenti tradizionali e nell’inserimento all’interno della musica contemporanea con l’uso del basso elettrico, del pianoforte, della chitarra elettrica, del sinth e della batteria, ma anche nell’utilizzo della lingua. Le tracce esposte in lingua sarda sono estratte da diverse poesie del poeta tonarese Peppinu Mereu, dalle parole intramontabili e senza limiti temporali.

La narrazione si apre e si chiude in italiano, come un narratore esterno che gradualmente introduce e distoglie da questo mondo fantasy dove, attraverso l’immaginazione, vivono le tribù Ilienses: esse sussurrano fatti, aneddoti, trasmettono la saggezza del popolo sardo. Nello stessa modalità con cui i nonni e gli anziani della Sardegna attraverso le poesie, la lingua e la memoria hanno permesso alla storia e alla tradizione di giungere fino ai giorni nostri.

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Fin dall’epoca nuragica la Sardegna è stata oggetto di numerose e sanguinose lotte, sorte tra i popoli invasori, che miravano a espandere il proprio dominio, e le popolazioni locali.
In particolare si narra della Barbagia, una zona rude, inaccessibile, estranea e tenebrosa, che ha maggiormente resistito, secondo le fonti storiche a noi pervenute, alle dominazioni. Si narra di un popolo ribelle, fiero e poco incline ai cambiamenti apportati, spesso con la forza, dalle altre civiltà e dalle opere di cristianizzazione.

Il progetto Ilienses affonda le sue radici in Barbagia, descrivendo quella che in passato poteva essere la vita delle popolazioni che vi dimoravano, provando a immaginare i conflitti, raccontando avvenimenti storici e leggende, ricercando un collante con gli antenati, le loro sofferenze, la violenza fisica e psicologica, subita e attuata; i cambiamenti materiali e immateriali che, di conseguenza, possono essersi verificati sul territorio e sugli abitanti.

In che modo? Immaginando queste vicende in un progetto musicale e audiovisivo che, attraverso la musica, la narrazione e la realizzazione di filmati video, valorizza il potenziale di alcuni elementi culturali e tradizionali caratterizzanti la Barbagia, come gli strumenti musicali di Gavoi, il canto a tenore e i campanacci di Tonara, inserendoli in un concetto moderno, senza intaccare l’espressione della loro reale natura e documentando, attraverso una ricerca sonora, il mondo dal quale provengono.
Il progetto vuole rappresentare artisticamente gli aspetti più cruenti e impetuosi associati all’epoca delle resistenze alla dominazione romana e alle opere di evangelizzazione della Chiesa nella storia barbaricina, i quali vengono messi in evidenza durante l’ascolto del disco, i filmati video (teaser, videoclip, cortometraggio) e le esibizioni dal vivo.

E’ bene precisare che tutta la stesura del progetto affonda sì le proprie radici nella tradizione ma possiede allo stesso tempo caratteristiche musicali/culturali moderne, senza limiti temporali. Racconta gli elementi che identificano la Barbagia, ne richiama il principio della storia, indaga sul significato di un patrimonio che è tuttora visibile e percepibile (strumenti musicali, siti archeologici, lingua, leggende, tradizioni).

Alcuni di essi, essendo collegati anche al Carnevale barbaricino e ai suoi travestimenti animaleschi, che si distinguono proprio nell’essere sanguinari, enigmatici e drammatici, possono altresì rivelare la vita sconosciuta, i rituali, i pensieri, le lotte, interiori ed esteriori, delle cosiddette Civitates Barbariae, le comunità degli antenati sardi indigeni, stanziati nel territorio non romanizzato (o quasi) della Sardegna.

Durante la realizzazione e maturazione dell’idea è emersa l’importanza nel trasmettere in arte certe conoscenze, seppure non documentate con certezza e, proprio per questo motivo, ne è derivata la scelta di rappresentarle in chiave fantasy, affinché le epoche storiche attraversate dall’ isola e le sue ricchezze, talvolta poco considerate, siano sempre più oggetto di studio ma anche motivo di interesse e riflessione collettiva.

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